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L'amministrazione Sacco non perde tempo: chiesta la revoca del V bacino

Che l’amministrazione comunale di Roccasecca, guidata dal sindaco Giuseppe Sacco, sin dall’inizio del suo manato, si sia adoperata in ogni sede per contrastare l’ampliamento della discarica di Cerreto è cosa nota. In questa fase, quando la lente di ingrandimento è puntata sulla vicenda giudiziaria che vede coinvolti il direttore del ciclo dei rifiuti della Regione Lazio, Flaminia Tosini e l’imprenditore Valter Lozza per concussione e corruzione, era immaginabile che si pretendesse di “rivedere” anche gli iter che hanno permesso l’autorizzazione del V bacino.

E così senza perdere tempo e senza indugiare, nella giornata di giovedì 25 marzo, l’amministrazione Sacco ha notificato, a tutti gli organi interessati, l’istanza per la revoca o annullamento in autotutela delle determinazioni con cui è stato autorizzato il V bacino: quella del Consiglio dei Ministri in data 18/10/2020 ma anche quelle con le quali la Regione Lazio concedeva la VIA e l’AIA.

Il documento di 18 pagine, dettagliato e articolato ripercorre tutte le fasi che dal 2015 hanno scandito il procedimento: a partire, appunto, dalla richiesta di ampliamento, passando per le varie opposizioni presentate dal Comune di Roccasecca e non solo fino ad arrivare all’approvazione, in data 18.10.2020, da parte del Consiglio dei Ministri del progetto presentato dalla Mad.

Ebbene, stando alla situazione di oggi nella quale, appunto, la magistratura dovrà decidere se il direttore del ciclo rifiuti della Regione Lazio ha messo l’itero dipartimento a diposizione dell’imprenditore, è lecito pretendere che si faccia chiarezza anche sui procedimenti relativi alla discarica di Cerreto che, potrebbero essere stati “manipolati” dalla Tosini, così come - si evince dall’ordinanza - è accaduto per quel che concerne la discarica di Roma.

Del resto, che il V bacino non riscuotesse una grande approvazione fu chiaro fina da subito. Da quando già nel 2015 il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali  esprimeva parere negativo perché il progetto si poneva in contrasto con il Piano Paesaggistico di allora. Ciò valse solo una sospensione del procedimento per dare modo di perfezionare il nuovo PTPR e anche Piano regionale dei rifiuti.

Superati gli ostacoli, ecco che nel 2019 si riparte di nuovo con la conferenza dei servizi dove oltre al ferratissimo Comune di Roccasecca e al MIBAC che ribadiva il proprio parere sfavorevole, a dire no al V bacino c’erano anche  la Direzione regionale Urbanistica e Paesistica, i Comuni limitrofi, la XV Comunità Montana Valle dei Liri e la Provincia di Frosinone.

Ma niente da fare, tutte le opposizioni e i pareri contrari non bastarono per evitare il rilascio della VIA.

Vale lo stesso per quello dell’AIA quando si dicono contrari oltre al Comune di Roccasecca, l’ARPA, la Provincia di Frosinone, il MIBAC e l’Area Urbanistica e paesaggistica della stessa Regione. Con l’aggiunta della Corte Costituzionale, che sosteneva che la Regione era vincolata a negare l’autorizzazione.

Ma niente. Anche in questo caso l’AIA venne  rilasciata, nonostante tutto e tutti.

Infine ma non meno importante, considerando quanto scrive il GIP nell’ordinanza di custodia cautelare, quando dubita fortemente dell’operato della ex Dirigente regionale in merito al rilascio dei provvedimenti di VIA e di AIA, sorge il dubbio che la sua influenza abbia pesato anche sulla decisione assunta dal Consiglio dei Ministri che potrebbe essere stato indotto in errore a causa di una “distorta rappresentazione dei fatti” .

Infatti, sempre dagli stralci dell’Ordinanza del GIP pubblicati emerge che: “La Tosini invitava … omissis… ad intercedere presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per modificare la quota altimetrica del capping del IV bacino della discarica di Roccasecca, già in precedenza deliberato da Palazzo Chigi nella seduta del 07/03/2019 in 10 metri, così riducendo drasticamente quanto invece deliberato un paio di mesi prima dalla Regione Lazio (16,70 metri) con la Determinazione n. G00573 del 23/01/2019. Talmente forte era la comunanza d’interessi dei due indagati che addirittura la Tosini si collegava con la Presidenza del CdM in una video conferenza organizzata per affrontare la tematica della discarica di Roccasecca, dalla stessa abitazione del Lozza, il quale così partecipava direttamente ad una riunione riservata nella quale si assumevano determinazioni sulle sue discariche”.  

E ciò non esclude che tale comportamento possa essere stato adottato anche per quanto riguarda l’autorizzazione del V bacino.

Insomma fugare i dubbi è una richiesta lecita da parte dell’amministrazione Sacco nel momento in cui, confidando nel lavoro della magistratura e in attesa che si faccia luce sulla condotta dei due indagati, è lecito supporre che, qualora la fosse quella rappresentata nell’ordinanza, niente esclude che le “manipolazioni” possano aver riguardato anche i procedimenti che hanno interessato Roccasecca.

Del resto la circostanza che ha visto superare tutte le opposizioni presentate da vari enti nelle varie conferenze dei servizi qualche dubbio lo fa sorgere. Per questo chiedere la revoca delle delibere necessarie ad autorizzare il V bacino è una istanza più che lecita. Essere certi che tutto sia andato secondo la legge è un diritto, ora chi di competenza ha il dovere di assicurare che tutto si sia svolto nel rispetto del regole. Nel frattempo, in attesa che ciò accada, la revoca delle autorizzazioni dovrebbe, e speriamo che lo sia, essere un punto fermo.



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