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La strada è quella giusta: Sacco assesta un altro colpo per contrastare il V bacino

“Passo di Pontecorvo“ è e rimane una strada di proprietà del Comune di Roccasecca. Per quanti si stanno domandano del perché si scelga di parlare di una strada demaniale, corre l’obbligo di ricordare che non si tratta di una qualunque via, ma di quella che attraversa la discarica e soprattutto l’area sulla quale si dovrebbe realizzare il V bacino. Ebbene, se non fosse bastato il provvedimento del Tar, arriva anche quello del Tribunale di Roma che respinge il ricorso presentato dalla società proprietaria del sito che con molta probabilità sarà costretta a rimettere mano al progetto. 
La notizia risale all’8 settembre scorso quando il giudice Carmen Bifano del Tribunale di Roma lo scrive a chiare lettere: “nessuno dei provvedimenti regionali autorizzativi della discarica gestita dalla Mad ha disposto l’espropriazione e l’acquisizione della strada in favore delle amministrazioni che li hanno addottati”.
Vale a dire che neanche la Regione Lazio che vuole assolutamente autorizzare il V bacino e che, tra l’altro, si è costituita in giudizio difendendo le tesi della Mad  contro il Comune,  ha il potere di espropriare la strada al Comune di Roccasecca che ne rimane proprietario. 
Insomma, quella che sembrava una stradina di poco conto dimenticata per anni continua a dare filo da torcere al gestore che a questo punto, deve sperare solo nella decisione del Consiglio dei Ministri che, come ben si sa, è solo politica e nulla ha a che vedere con i fatti e con le sentenze che stanno tutte dalla parte del comune. 
Intanto, e non è poco, la strada deve essere ripristinata. Tale circostanza non può che premiare la costanza e il piglio dell’amministrazione Sacco che, è proprio il caso di dirlo, cercando il pelo nell’uovo ha  piazzato un vero macigno dinanzi al percorso di chi sembra intenzionato a risolvere tutti i problemi del ciclo dei rifiuti della Regione Lazio  con l’ampliamento della discarica di Roccasecca. 
Sarà pure un “pretesto escogitato dal Comune per ostacolare l’iter autorizzativo del nuovo impianto”  (lo scriveva il gestore della discarica nel riscorso presentato dinanzi al Consiglio di Stato ndr), sta di fatto che se l’azione intrapresa dall’amministrazione serve ad impedire che il V bacino sia realizzato come da progetto, allora che si chiami “pretesto” o in qualsiasi altro modo poco importa. 
Per ora il percorso intrapreso da Sacco e i suoi ha mostrato tutta la sua fondatezza, fanno fede i giudici. 
C’è solo da sperare nella politica, ma… per questo territorio sarebbe davvero un miracolo.



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