Roccasecca News

Inchiesta rifiuti: le intercettazioni sulla discarica di Roccasecca

107 pagine dense di intercettazioni e di colloqui dai quali emergono strategie e piani tesi a manipolare i procedimenti relativi al ciclo dei rifiuti della Regione Lazio: gli attori sono Flaminia Tosini e Valter Lozza, raggiunti da una custodia cautelare agli arresti domiciliari per i reati di corruzione e concussione.

Pagine e pagine in cui, ormai è agli onori della cronaca, gli inquirenti hanno ricostruito il modus operandi con il quale Flaminia Tosini, direttore del Ciclo dei rifiuti della Regione Lazio, favoriva Valer Lozza proprietario della Ngr e della Mad, la società che gestisce le discariche di Roccasecca e Civitavecchia, nei procedimenti autorizzativi della discarica di Monte Carnevale.

Emerge, lo scrive il GIP nell’ordinanza, che “L’intero dipartimento della regione Lazio, cruciale per la salvaguardia dell’interesse ambientale della territorio laziale  è stato totalmente ripiegato sugli interessi privati di Valter Lozza”. E che l’indagata, “pur ricoprendo un incarico piuttosto delicato con straordinaria astuzia e inconsueta disinvoltura, ha manipolato la procedura amministrativa volta alla individuazione della prossima discarica di rifiuti solidi urbani della capitale e lo faceva ricorrendo ad indebite scorciatoie”.

Un legame quello tra i due, sorvoleremo sull’aspetto strettamente legato alla vita privata, che avrebbe di fatto dato vita non solo all’arricchimento di Lozza ma anche della stessa Tosini che, oltre a ricevere regali di cospicuo valore dal proprietario delle discariche, avrebbe anche lei tratto beneficio economico condividendo appunto gli interessi delle società coinvolte nelle determinazioni regionali. Lo si apprende e lo si desume anche dalle intercettazioni nelle quali  è frequente l’uso della prima persona plurale.

Ma se al centro dell’inchiesta c’è l’autorizzazione della discarica a servizio di Roma non meno importanti, sono le pagine dedicate alla discarica di Roccasecca dalle quali si evince che lo stesso criterio applicato per autorizzare il sito di Roma, nel quale la Tosini si “dedica anima e corpo a tessere relazioni e a muovere pedine per favorire l’attività imprenditoriale di Lozza” è lo stesso che viene usato quando l’imprenditore tenta, riuscendoci con la “complicità” di Tosini, ad ampliare il IV bacino della discarica di Roccasecca.

Nel caso specifico dall’ordinanza si apprende  che il pubblico ufficiale, ovvero la signora Tosini, si è spinta sino al punto di condizionare e orientare le iniziative degli organi di controllo a vantaggio di Lozza muovendosi in varie direzioni.  

Lo avrebbe fatto nell’iter per autorizzare l’ampliamento del IV bacino, ma lo avrebbe fatto anche in altre circostanze a testimonianza di come questo territorio sia stato nel corso degli ultimi anni assoggettato in termini di decisioni ambientali alla disegno criminoso dei due.

Vale dunque la pena fare un passo indietro e tornare all’ormai noto CNR ISPRA che aveva il compito di verificare lo stato d’inquinamento delle falde provocato dalla discarica.

Ebbene in quell’occasione, emerge dall’ordinanza e dalle relative intercettazioni, che la Tosini si sarebbe vantata con lo stesso Lozza di aver preso lei stessa le decisioni “raggirando” la povera ricercatrice.

“Perché  - dice la Tosini in una intercettazione – l’abilità sta a fa pensa’ alla gente che la scelta l’ha fatta lei, non tu. Però in realtà ce l’abbiamo portata de fatto…”

E’ il primo materiale a disposizione degli inquirenti che riguarda la discarica di Cerreto. Ma non è il solo. Facendo un passo indietro in ordine cronologico si arriva al 2015 quando la DDA di Roma operò sull’indagine Maschera che riguardava il codice dei rifiuti cosiddetti a specchio. Sempre dall’ordinanza si appura che, anche in questo caso, il “duo” concordava sulla necessità di aggiustare e ricorrere a modalità tecniche di campionamento dell’Arpa favorevoli a Lozza.

Poi nella conversazione del 17 aprile 2020 in un passaggio, sempre la Tosini, diceva che occorreva muoversi per garantire la tutela di Lozza per il futuro e anche per il passato. Nel passo in oggetto, il riferimento al procedimento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma è lampante:  “il tuo – dice Tosini – è di non averci problemi in futuro, ma soprattutto di pararti il passato”. 

E dunque – commenta il Gip – la Tosini anziché lavorare per la trasparenza impiegava la sua funzione per creare confusione. Come del resto dice la stessa in una conversazione con Lozza quando afferma: “C’è da di’ una cosa importante che secondo me serve per buttarla in caciara”.

Addirittura per risolvere il problema delle prove geoelettriche, la Tosini si propone di scrivere una lettera nell’interesse dell’imprenditore per indirizzarla a se stessa: “Questa lettera – dice – mo te la scrivo io come vorrei che tu me la scrivessi in modo che anche nell’oggetto non si capisce bene, nessuno la trova, se la perdono”. 

Inoltre, ma non meno importante, molte conversazioni riguardavano i controlli disposti dalla Provincia di Frosinone in merito al possibile inquinamento della falda causato dalla discarica di Roccasecca, e la dirigente anziché lavorare in sinergia con l’Arpa, forniva consigli a Lozza su come difendersi dai controlli.

E mentre a Roccasecca l’amministrazione comunale con in testa il sindaco Giuseppe Sacco erano a lavoro, a testa bassa e in silenzio per mettere in campo tutte le iniziative legali amministrative ecc, per evitare che fosse realizzato l’ampiamento della IV bacino, ovvero la montagna di rifiuti che svetta in quel di Cerreto, ecco cosa accadeva in Regione per mano di colei che avrebbe dovuto difendere l’ambiente e la salute pubblica, o almeno per mano di colei che avrebbe dovuto assicurare la correttezza degli iter di autorizzazione.

Ebbene, la vicenda è quella che tutti i roccaseccani e non solo conoscono come quella decisa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che, in tempo di pandemia, di piena pandemia e di lockdown, ebbe tempo di decidere che la montagna di rifiuti si sarebbe realizzata. Punto. Nessuna opposizione presentata dal comune, nessuna lettera inviata al Presidente del Consiglio ogni giorno dal sindaco Sacco, nessuna iniziativa intrapresa dall’amministrazione andò in porto.

Il perché adesso appare più chiaro: niente di logico e rispettoso della legge avrebbe potuto scardinare  le “magagne”.  E ora, anche se la rabbia e lo sdegno per il torto che forse si è subito è tanto, almeno si potrebbe comprendere il motivo per cui ogni tentativo fondato su dati e leggi incardinato per contrastare l’ampliamento della discarica risultò insufficiente.

Verrebbe da dire: e grazie! Se in una corsa di bici c’è chi gareggia con una due ruote a motore barando è ovvio che arriverà al traguardo prima di chi ha speso forze ed energie prima per allenarsi e poi per partecipare alla gara.   

Ma ecco come andò mentre a Roccasecca si scrivevano faldoni per battere i pugni e sventare l’ampliamento: la Tosini invitò il segretario generale della Regione Lazio e poi anche il capo di gabinetto ad intercedere presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per modificare  l’altezza del IV bacino che fu stabilita a Palazzo Chigi in 10 metri. Si ricorderà che il primo progetto presentato dalla Mad prevedeva un’altezza di 16 metri e che solo grazie al ricorso presentato dal Comune di Roccasecca fu ridotto appunto a 10metri.

Per convincere i suoi interlocutori, la Tosini sosteneva che occorreva ripristinare i 16 metri perché la produzione dei rifiuti indifferenziati da portare in discarica aveva subito un rapido aumento. Si ricorderà che si era in pieno lockdown e le notizie che giungevano, raccontavano di una Regione e di Roma capitale in difficoltà nello smaltimento dei rifiuti proprio a causa della pandemia. La Tosini, inoltre sosteneva che fosse necessario ampliare il IV bacino poiché  l’iter per autorizzare il V aveva subito un rallentamento. Sulla testa della Regione Lazio, dunque, pesava un’emergenza rifiuti, oltre a quella pandemica che già teneva col fiato sospeso tutti. 

Insomma tanto fece la Tosini che la Presidenza del Consiglio dei ministri il 20 aprile del 2020 autorizzò  i 16 metri per l’esercizio di altri 24 mesi.

Peccato che nessuna emergenza rifiuti stesse per esplodere, come conferma un colloquio tra la Tosini stessa e un rappresentate dell’Ama risalente al 27 marzo 2020, nel quale la dirigente diceva che vi era stato un decremento di rifiuti del 20/25%. Lo stesso ribadiva in alcuni colloqui successivi quello del 10 aprile 2020 e quello del 18 maggio. 

Insomma ogni ricorso, ogni iniziativa, fu vana. Benché certi di essere nel giusto, gli amministratori comunali di Roccasecca e tutti i cittadini si videro l’ennesima autorizzazione servita sul piatto.

Ma c’è di più. Si racconta nell’ordinanza che, talmente forte era la comunanza di interessi dei due indagati che, addirittura, la Tosini si collegava con la Presidenza del Consiglio dei Ministri in una conferenza online per affrontare la vicenda della discarica di Roccasecca, dalla stessa abitazione di Lozza il quale, partecipava direttamente ad una riunione riservata e nella quale si discutevano questioni e si assumevano determinazioni sulla sue discariche. E tutto questo avveniva mentre il sindaco Giuseppe Sacco collegato da Roccasecca, anche lui in video conferenza, si dannava, si arrabbiava e si sbracciava per difendere la sua città e affinché la riunione avesse un certo decoro.

E’ clamoroso il commento che il Gip esterna nell’ordinanza: “Un elenco indecoroso e sconfortante di atti contrari ai più elementari principi istituzionali e deontologici fondanti la funzione pubblica ricoperta dalla dirigente”.

In attesa che la giustizia accerti i reati contestati agli indagati e faccia chiarezza sulla vicenda, la Regione Lazio ha sospeso la Tosini dal suo incarico tenendo conto del regolamento. “Esprimiamo  - è scritto nella nota – fiducia nell’azione della magistratura auspicando che si faccia rapidamente luce su questa vicenda e rinnoviamo l’apprezzamento nei confronti della direttrice Tosini che saprà chiarire la correttezza del suo operato e il rispetto delle proprie funzioni”.

E se non fosse nelle condizioni di farlo? Se le accuse fossero fondate e se davvero in tutti questi anni ha ordito insieme all’imprenditore una trama ben tessuta per continuare ad ampliare la discarica di Cerreto e tutto il resto? Come saranno risarciti i cittadini dei danni subiti? E soprattutto, tutti gli sforzi che sono stati fatti dagli amministratori sotto ogni punto di vista, gli stessi che a volte sono stati anche tacciati di essere dei persecutori, e il senso di frustrazione che ogni volta li ha pervasi  nell’apprendere che per l’ennesima volta qualcuno aveva deciso a loro sfavore… Di tutto questo chi ne renderà conto? Ed infine. Qualora sarà accertato che ci sono state pressioni affinché il IV bacino fosse ampliato, chi ha la bacchetta magica per tornare indietro e ridare un ambiente decoroso ai cittadini? Questo di certo non lo farà nessuno poiché si tratta di un danno irrimediabile che solo una giusta e ferma attività di contrasto,  quale è stata quella del sindaco Sacco, poteva sventare. Ma contro i bari difficilmente si vince, la speranza è che tutto non sia vano.

Da canto suo il sindaco Sacco, però, potrebbe avere un merito importantissimo: quello che questa vicenda sia venuta a galla perché in questi ultimi anni ha sempre tenuto alta l’attenzione sul ciclo dei rifiuti della regione Lazio presentando le sue istanze, le sue argomentazioni e le sue opposizioni in ogni sede istituzionale. Qualcuno forse le ha raccolte e… non è un merito da poco.  



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