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Asl al collasso e rabbia sociale: i sindaci tengono botta per evitare lo schianto del Paese

E se tutto d’un tratto i sindaci incrociassero le mani? Se succedesse, l’Italia sarebbe al collasso.

Sono gli ultimi nella piramide politico-amministrativa e i primi nel governo cittadino: insomma, quelli che tengono botta, quelli che, nonostante non abbiano voce in capitolo, si spendono oltre ogni misura per mettere innumerevoli toppe alle poco chiare normative del Governo, al cospetto di un popolo in cui albergano sia il timore per la propria salute che una rabbia sociale sempre più evidente.

Sono quelli che devono comunque restare lucidi, che non possono girarsi altrove rispetto ad una situazione che rischia di esplodere o collassare a seconda dalla prospettiva in cui la si guarda.

I loro telefoni non smettono di squillare, perché se e vero che sono l’ultima ruota del carro è vero anche vero che questo carro lo tirano loro, senza risorse, senza forze e allo stremo. Eppure lo tirano. Lo tirano anche quando in una situazione sanitaria completamente fuori controllo cercano di limitare i danni: lo fanno quando si rendono perfettamente conto che sono loro a dover mediare, a dispensare consigli e a prendersi responsabilità che non sono loro. Eppure lo fanno: lo fanno perché sono coscienti che il virus dilaga senza controllo. Sanno che i casi aumentano giorno per giorno in ogni comune e le Asl sono al collasso. Le richieste di tamponi non si contano più. E le positività aumentano senza sosta. Non si ha neanche il tempo di tracciare i contatti delle ultime 48 ore dei positivi. Con la conseguenza che ci potrebbero essere decine di potenziali contagiati che girano inconsapevoli e indisturbati ovunque.

E la prospettiva non migliora se guardano avanti: le strutture sanitarie sono congestionate e dietro l’angolo c’è lo spettro dell’impossibilità di accogliere pazienti affetti da altre patologie. Loro tutto questo lo sanno. Perché vivono il territorio, vivono i loro cittadini e vivono anche la rabbia di un tessuto sociale che si torva a doversi reinventare ancora una volta per non soccombere alle direttive di un decreto sibillino che tenta di arginare il virus, senza però adottare misure chiare e precise. E quindi a sindaci anche la responsabilità di prendersi responsabilità che non competono loro. Succede anche quando è a loro che si chiede di chiudere le scuole per evitare ulteriori contagi. Non ne hanno facoltà. Loro possono solo, e lo fanno sempre, attenersi alle direttive governative e al contempo, senza risorse e senza disponibilità economiche, sanificare, sanificare e sanificare ancora per evitare il peggio. Consapevoli che il loro dovere è tutelare i loro cittadini. E lo fanno anche quando, mettono in piedi una serie di controlli affinché vengano rispettate le regole, con la piena consapevolezza che saranno loro a prendersi il fango in faccia da parte di chi pensa che queste regole non siano la soluzione.

Insomma, tengono strette le briglie di un carro che cerca di restare in corsa. Destinato però a schiantarsi rovinosamente a terra se alla fanghiglia su cui sta viaggiando non si sostituisce al più presto una strada agevole e percorribile. Quantomeno praticabile.



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