Roccasecca News

Amministrare un Comune nell'era del Covid: la riflessione del sindaco Giuseppe Sacco

Amministrare un Comune è già un’impresa ardua: i tagli e le risorse risicate messe a diposizione dal Governo centrale devono essere gestiti con parsimonia per soddisfare le esigenze di tutti i cittadini. Se poi a tutto questo ci si aggiungono le tante incombenze alle quali si deve far fronte nell’era del Covid, allora diventa ancor più complicato far funzionare tutta la macchina. Eppure ci si riesce. Non tanto perché si è di fronte a dei supereroi, semplicemente perché chi amministra è consapevole che il momento è delicato, e se vanno messe in campo tante risorse economiche per far fronte alle emergenze, al contempo non dimentica i cittadini ai quali i servizi devo essere garantiti comunque, emergenza o no. Anche perché, se è vero che il virus pensa come una spada di Damocle sulla testa di tutti e c’è la pretesa che le misure anti Covid siano adottate, è anche vero che spesso non si è disposti a cedere a nulla: insomma se gli amministratori spendono risorse per sanificazioni varie, adeguamenti ecc, il cittadino plaude ma non è pronto a fare un passo indietro rispetto al diritto di vedersi installato un palo della luce vicino casa e non vuole attendere che passi il momento delicato. Che le risorse non bastino per far fronte all’emergenza e alle normali attività amministrative non è un problema della gente, semmai di chi guida la città o il paese che, tutto sommato, tirando la cinghia qua e là, se la sta cavando.  

Ma quanto può durare questa situazione? Fino a quando i sindaci potranno reggere dal punto di vista economico? Basterà la passione e la dedizione?

Se lo è chiesto il sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco, che richiamando i dati dell’Istituto Piepoli che mostrano quanto i cittadini stiano apprezzando l’operato dei sindaci che descrivono come eroi discreti, vicini, affidabili e rassicuranti, non si nasconde dietro un dito e scrive: “L’impegno, la responsabilità’, la preoccupazione, gli adeguamenti alle normative  (soldi da spendere), gli adeguamenti alle scuole, aule, bagni, pulmini, mensa, personale da aggiungere e sanificazioni (altri soldi da spendere), cominciano a non bastare più. Le norme e la sicurezza sono fondamentali ed è giusto che vengano imposte dall’alto, ma se si continuano a caricare di oneri anche economici solo i comuni, che si sa non hanno personale e soffrono già di risorse risicate, alla fine il sistema implode.  Anche perché nel frattempo c’è da amministrare; c’è il decoro, la pulizia, le strade, i servizi, le autorizzazioni, i lavori; c’è da aiutare chi è in difficoltà, c’è da controllare chi sbaglia, chi non porta la mascherina e chi fa il furbo; c’è da programmare crescita e futuro e c’è da combattere (nel nostro caso) con discariche e rifiuti. I comuni non stampano moneta ed i cittadini giustamente pretendono tutto e subito e non aspettano (il lampione, il fosso o la buca) solo perché hai utilizzato tempo e soldi per il Covid. L’impressione è che il sistema si stia reggendo solo dal basso. Noi continueremo a metterci tutta la passione, l’attenzione e l’impegno possibile, ma se vanno in tilt gli enti periferici chi ci pensa a tutto il resto? Il Sindaco? Io penso che queste cose (tra di noi) dobbiamo cominciare a dircele”.



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